La corsa di Vénuste Niyongabo per far vincere la vita in Burundi
di Giuseppe Toscano
Correva da giovane quando con la maglia della nazionale del Burundi vinse la medaglia d’oro nei cinquemila metri, alle Olimpiadi di Atlanta, e continua a correre anche adesso sempre per il suo Paese. Ma se nel 1996 il suo obiettivo era vincere le gare cui partecipava, oggi il cinquantatreenne Vénuste Niyongabo vuole fare vincere la vita.
Il suo sguardo è costantemente rivolto alla condizione sanitaria di Vugizo (nel territorio di Makamba), il paese da cui ha avuto i natali. In quell’angolo di mondo la mortalità infantile è elevata. I dati sono implacabili. Da brividi. Un bambino su venti muore entro il primo anno di vita, mentre la malnutrizione colpisce gravemente i bimbi sotto i 6 anni, con tassi elevati di rachitismo. La situazione è talmente grave da scuotere le coscienze. Il grido d’aiuto è forte. Pur vivendo in Italia da trentatré anni, da campione Olimpico Vénuste ha scelto di non girarsi dall’altra parte. Il legame con il suo mondo, il richiamo della sua gente lo ha spinto a mettersi ancora una volta in gioco. Stavolta però sulle piste della vita reale. L’incontro con Global Health Telemedicine gli ha schiuso gli orizzonti, lasciandogli intravedere la possibilità di realizzare un grande progetto.
<<Il nostro cammino – spiega – è fatto di incontri. Alcuni di questi, anche se casuali, ti cambiano la vita, ti arricchiscono dentro, ti trasmettono sensazioni importanti. Ti fanno capire che puoi renderti utile mettendoti al servizio di chi ha bisogno. L’incontro con Ght è stato tutto questo per me. Ho conosciuto questa splendida realtà grazie a un amico rotariano di Cassino, Emilio Mignanelli, che aveva contribuito allo sviluppo di un progetto portato avanti in Africa dal caro amico Michelangelo Bartolo.
L’iniziativa metteva a disposizione una rete di specialisti italiani per curare a distanza pazienti africani. Una modalità altamente tecnica ma ricolma di umanità in quanto permette a chi ne ha bisogno di ricevere cure, recuperare la dignità e, perfino, diventare operatore sanitario>>.
La telemedicina strumento per restituire futuro a tanti “dimenticati” è quindi diventata il fulcro per dare cuore e gambe all’idea di Vénuste per il riscatto del “suo” angolo di Burundi.
<<Quando il sogno cominciato nel momento in cui ho incontrato Ght ha iniziato a prendere forma, ho strutturato un piano di azione il più razionale possibile. Il suo nucleo centrale è basato sullo sviluppo di un percorso formativo per operatori sanitari locali, a cui vanno trasmesse nozioni e competenze nel campo dell’assistenza materno-infantile, assistenza sanitaria di base, oftalmologia, riabilitazione, medicina interna - prevenzione delle malattie non trasmissibili, con particolare attenzione a diabete e all'ipertensione. Si basa anche sulla partecipazione a progetti di ricerca in collaborazione con l'Università del Burundi, nel campo dell'applicazione di nuove tecnologie per migliorare la salute dei gruppi vulnerabili, in particolare madri e bambini e persone con malattie croniche.
Far nascere una solida collaborazione con Global Health Telemedicine, e quindi poter usufruire dei servizi offerti attraverso la piattaforma di teleconsulto, ideata e pensata per i Paesi privi di adeguata assistenza sanitaria, a mio giudizio rappresenterà la chiave di volta>>.
Nodo nevralgico dell’attività dovrà essere sempre più il Centro sanitario diocesano di Makamba, una piccola realtà che, se messa nelle condizioni di poter operare senza affanni, sarà in grado di erogare servizi di assistenza sanitaria a tantissima gente. Il quadro di partenza non è incoraggiante, ma Vénuste si sta impegnando perché la situazione possa migliorare rapidamente.
<<Il centro deve fare i conti con problemi ed emergenze di varia natura. Gli strumenti sono inadeguati: c’è un solo ecografo funzionante, gli sterilizzatori sono obsoleti, l’occorrente per la rianimazione incompleto. A livello di forniture mediche ci sono enormi difficoltà, tanto che frequenti sono le carenze di scorte e la mancanza di farmaci essenziali. I locali sono vecchi e richiedono un monitoraggio sanitario rigoroso attualmente non garantito. Infine la gestione ancora manuale delle cartelle cliniche, con sovraccarico di lavoro per il personale lascia emergere un’organizzazione strutturale del tutto inadeguata>>.
L’impegno del campione olimpico del mezzofondo ha pian piano trovato sostegno e spinta da un gruppo di amici che lo hanno aiutato a far nascere la Fondazione Vénuste Niyongabo (https://www.peace-sport.org/project/venuste-foundation), organizzazione non governativa di diritto burundese, approvata nel 2022. Obiettivo principale della stessa è la promozione di un’istruzione di qualità, la buona salute per tutti e lo sviluppo umano integrale, con particolare attenzione alle persone vulnerabili.
<<La regione di Makamba, situata nel sud del Burundi a circa quattro ore dalla capitale economica Bujumbura, affronta una situazione sanitaria critica. L'area soffre di carenza di risorse, malnutrizione infantile e tassi di mortalità elevati, richiedendo supporto per le strutture di accoglienza e maternità.
Makamba è una zona rurale nel sud del paese. Il Burundi è tra i paesi più poveri al mondo, con oltre il 70% della popolazione che vive con meno di 2 dollari al giorno. Cambiare un quadro del genere è praticamente impossibile ma qualcosa si può e si deve fare.
Chi ama la sua terra come me ha l’obbligo morale di non voltarsi dall’altra parte. Sarò anche un visionario ma voglio lasciare un segno. Voglio dedicare il mio tempo a dare speranza a chi la speranza rischia di perderla ogni istante della sua vita>>.


